la setta dei poeti estinti

Intanto si muore

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Dopo aver letto quasi tutti i romanzi di Diego De Silva (me ne mancano due, tra i primi), sono passato alle pagine di Viola Di Grado e al suo “Cuore cavo”. Opera straniante, sulla morte che contgia e si allarga liquida dal centro, dal corpo al resto. Ed è proprio questo che di solito fa la morte: conquista lentamente spazio, la sua assenza riempie esistenze, provoca lacrime, risveglia le coscienze.

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Nella mia stanza

libriNella mia stanza ho talmente tanti libri che la loro presenza mi conforta. Un po’ come la religione – forse molto meglio, o forse ne sono anch’essi uno strumento – non ti fanno sentire mai solo. Sono una sorta di fede nelle potenzialità espressive e artistiche insite nel genere umano. Ogni libro è un trattato di scienza sull’uomo che guarda l’uomo. E’ una storia d’amore dello sguardo con il mondo. Quasi fossero loro – i libri – l’ultimo spazio vero in cui l’uomo riesce a esser tale, lasciando da parte il cinismo gelido e viscido – come neve sporca – che spesso ci si attacca ai piedi, alle caviglia e su su fino all’anima. 

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Precari, ovvero: la generazione cannibalizzata

ImmagineSapete, non ce la faccio più a dover tornare a casa perché da solo proprio non ce la faccio ad andare a vivere. Il lavoro non me lo permette. E invece tutto è labile, incerto, fumoso e indistinto in questo Paese di Monti, Berlusconi e Bersani. Dicono che siamo la generazione perduta. Forse siamo solo nati nel momento sbagliato, quando la generazione dei nostri genitori ormai aveva cannibalizzato tutto.

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Un corpo. Di notte. In ascolto

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Ci sono notti così piene di poesia, che l’unica cosa che puoi fare è restare in silenzio, dimentico del sonno. Notti in cui il passato torna ad aggredirti, carico di tutto quell’irrisolto tremendo che ogni vita si porta dietro e dentro, come una slitta rotta. E tu resti lì, fermo, ad ascoltare il buio quasi fosse un oracolo capace di rendere chiaro il presente.

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Tra le parole e i romanzi di Diego De Silva

diego-de-silvaNel caso vi fosse sfuggito,  in libreria andate a rovistare tra gli scaffali e cercate “Non avevo capito niente“,  di Diego De Silva, edito per i tipi Einaudi. Sì che poi non è l’ultimo romanzo uscito. No. L’ultima sua opera è un libercolo fino e smilzo, dal titolo accattivante: “Mancarsi“. Vale la pena, ma il buon De Silva – a mio avviso uno psicologo prima che uno scrittore – ha espresso di meglio proprio in “Non avevo capito niente”.

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