la setta dei poeti estinti

#reading “Come morti”, i #racconti di Richard Lange (Einaudi)

Di seguito il nostro nuovo #reading, con alcuni passi e citazioni da “Come morti” (titolo originale: Dead boys), valida raccolta di racconti di Richard Lange, pubblicata in Italia da Einaudi.

Tra personaggi in continua fuga, esistenze periferiche e sindromi che fanno della fragilità il proprio punto di forza, Lange racconta vicende comuni a tanti momenti della vita dei suoi lettori. Cambiano i dettagli forse, ma a un certo sottotesto non sfugge nessuno. Buona lettura!

– Il prato argenteo scintillava al chiaro di luna, come un letto di chiodi. Ci siamo seduti schiena a schiena, divisi dalla zanzariera, lei dentro, io fuori. Le ho raccontato cose che avevo sempre tenuto segrete. Per la prima volta le ho tradotte in parole. Mi ha fatto bene. Il polso ha rallentato, i pugni si sono distesi.

– Insomma, certe volte quello che chiamiamo amore è un’altra cosa, solo che al mondo esistono un sacco di bisogni che non sai come chiamare perché non ci sono le parole, e la gente, fratello…cazzo, la gente è di una pigrizia.

– Un silenzio così non capita mica tutti i giorni. Mi piacerebbe strapparne un pezzetto e conservarmelo nel portafogli.

– Mi sento come se dovessi urlare per farmi sentire, anche se è in piedi di fronte a me.

– Affondo la faccia nel cuscino mentre il mio cuore si scaraventa contro le costole per la frustrazione.

– Sulla foto che scelsi per il tiro a segno c’eravamo io e mia moglie su una spiaggia in Messico. Il nostro ultimo viaggio prima che ci bloccassero le carte di credito. A volte il ricordo di quanto eravamo felici allora mi teneva sveglio fino a notte fonda. E il suo sorriso… radioso è l’aggettivo che viene usato in questi casi. Un sorriso a cui credevi, o almeno io ci avevo creduto.

– A che ti serviva essere pazzo, se poi continuavi a vergognarti?

– Quando non siamo alle prese con un periodo di disoccupazione, noi qui attraversiamo un periodo da single, o un periodo sfortunato.

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quella pagina di Sinisgalli #recensioniincorso

Una delle “Pagine milanesi” di Leonardo Sinsgalli, all’inizio dell’omonimo volume edito da Hacca, lascia senza fiato per la bellezza di una prosa fine, molto simile alla poesia. Sono parole che raccontano la città di Milano e quella bruma silenziosa e onnivora che spesso l’avvolge, che permea vite, case, paesaggi. Senza troppe introduzioni, ve la riporto di seguito.

Introduzione a Milano
(3 dicembre 1933)

Sono giunto in questa città una sera d’inverno: faticosamente il sangue ha fatto abitudine agli agguati della nebbia. Nasceva dalla terra, penetrava i muri, veniva fuori in certe ore dalle concimaie della periferia e la bocca faceva acre, le reni acide.

La finestra della mia stanza guardava una vasta parete di confine, cieca, bianca, che lungamente poi m’è rimasta nel sonno; mi dissero che nei giorni sereni avrei potuto vedere la Brianza e le Alpi. Per un’intera stagione dal cortile profondo come un pozzo e opaco, non è venuta nessuna voce: mi piaceva nel cuore della notte il rumore dell’ultimo treno che passava sul ponte della vicina stazione di Lambrate e partiva per la riviera, e prima dell’alba lo squillo, così distante, della trombetta del lattaio.

Poi ho conosciuto la pietra delle case, sensibile alle stagioni più della scorza degli alberi, una pietra vischiosa, cresciuta al buio e all’umidità. La nebbia mi si palesava meno ostile; l’alba si spegneva nella sua falsa luce con occhi d’agnella, clementi, e cieli si facevano così bassi che la zolla franta ne odorava. Una mattina l’aria mi parve più chiara e sonora intorno alle case che cominciavo a scoprire; vidi una colomba sopra il cancello di una villa in via Porpora, la testa in attesa, in amore. Quando, dopo, la colomba scomparve, non ci fu più alcun sostegno tutt’intorno e la neve cominciò a cadere.

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I reading della Setta dei Poeti Estinti

I reading dei Poeti estinti – nati dalla famosa “setta” magistralmente raccontata ne L’Attimo Fuggente – sono ormai una consuetudine. Ogni due settimane o poco più ci incontriamo, libro alla mano, e si legge e si discute di letteratura. Per scaramanzia, – nel timore che il progetto non funzionasse – fino ad ora non ne abbiamo mai scritto. Ma adesso è giunto il momento.

Il primo incontro ai primi di luglio fu a tema libero: ci siamo ritrovati grazie all’annuncio dato sui social presso il piazzale della Società geografica di Villa Celimontana a Roma, ciascuno con un libro sotto braccio. Ci siamo riconosciuti così. Splendeva un sole bellissimo e piacevole. Ci hanno fatto compagnia Gianni Rodari, Dino Buzzati, Tomasi di Lampedusa, Maxence Femine, Coleridge, e gli “epitaffi” di Spoon river.

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